lunedì 31 marzo 2014

Il documento fondativo del Coordinamento

Uscire dall’euro, 

riconquistare la sovranità

USCIRE DALLA CRISI 
PER UNA ALTERNATIVA DI SOCIETÀ 

Questo Documento è stato definitivamente approvato dalla II. Assemblea nazionale del Coordinamento, Bologna il 23 marzo 2014.

«Il nostro Paese sta subendo una catastrofe senza precedenti. Tutti i principali indicatori economici confermano che il motore del capitalismo italiano si è da tempo inceppato, che sta imboccando la via del declino. L’impatto sul tessuto sociale non è meno devastante di quelli prodotti dalle due guerre del secolo scorso.
I circoli dirigenti delle classi dominanti hanno enormi responsabilità per lo stato in cui versa il nostro Paese.

La nascita dell'UE e l'inizio della stagnazione

Nel clima di euforia imperialistica succeduto al crollo del Muro di Berlino e dell’Unione sovietica le classi dirigenti accelerarono la corsa verso la costruzione del progetto dell’Unione Europea e della moneta unica, nella convinzione che sottoponendosi al “vincolo esterno”, ovvero alle regole monetariste e neo-mercantili di marca tedesca, il Paese sarebbe guarito dalle sue patologie, diventando “normale”. Erano gli anni della nascita per via giudiziaria della “Seconda Repubblica”, dell’idea liberista di “meno Stato più mercato”, della deregulation e delle privatizzazioni, della trasformazione affaristico-speculativa  del sistema bancario, dell’attacco sistematico al lavoro salariato, della svendita del debito pubblico e dell’intero “sistema Paese” alla finanza predatoria globale.

Malgrado lo shock del 1992 (quando la Lira dovette uscire dallo Sme) i circoli dominanti ripresero senza esitazioni la marcia verso la definitiva cessione della sovranità politica alla Commissione europea di Bruxelles e di quella monetaria a Francoforte. Il risultato è noto: da allora il Paese ha conosciuto una prolungata stagnazione economica.

La crisi

Col collasso finanziario del 2008 l’Euro(pa) è da allora l’epicentro della crisi economica globale. I cataclismi a catena dell’Irlanda, della Grecia, della Spagna e del Portogallo, mostrarono l’assurdità dell’idea di una moneta senza Stato e che le crepe dell’unione monetaria erano insanabili. Invece di fare finalmente marcia indietro, di prendere atto del fallimento conclamato dell’euro e del dogma del “vincolo esterno”, le nostre classi dominanti hanno insistito nella loro follia ideologica, trasformandola nel crimine di crudeli politiche di austerità. Invece di invertire la rotta essi hanno accettato di commissariare l’Italia, di farne l’agnello sacrificale per tenere in vita l’euro — di qui l’adesione al Mes, al Fiscal compact, fino all’iscrizione del pareggio di bilancio in Costituzione. L’economia italiana, già malata, è stata così colpita a morte e il tessuto sociale disintegrato.

L'UE non è riformabile
Bologna, 23 marzo. un momento della II Assemblea nazionale

Ora, la lobby economico-politica al potere, utilizzando una casta asservita di politici privi di qualsivoglia autonomia, gratificati con dei privilegi, annuncia ipocritamente che forse occorrerebbe “un cambio di passo”, che “bisognerebbe lasciarsi alle spalle la fase dell’austerità”, che si dovrebbero ricontrattare i Trattati, supplicando la Merkel ad adottare politiche espansive. Vorrebbero chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati.

Ipotesi velleitaria. Mentre l’Italia s’impoveriva e cedeva gradualmente la sua sovranità nazionale, la Germania, attraverso la sua politica mercantilista, consolidava la propria, diventando il Moloch la cui potenza dipende dal sacrificio delle altre nazioni. L’Unione è così diventata una pertinenza tedesca, la moneta unica sua arma, la pervasiva tecnocrazia europea sua sentinella, la Bce il suo scudo. È illusorio pensare che il capitalismo tedesco sia disposto a rinunciare al riconquistato predominio continentale ottenuto sulle macerie della “solidarietà europea”. Né sembra che la finanza predatoria e le altre potenze geopolitiche globali vogliano sfidare questo assetto europeo, almeno fino a quando la centralità tedesca non metterà in discussione la supremazia strategica degli Stati Uniti, sotto il cui ombrello è avvenuto l’intero processo eurista.

L'Italia ridotta a protettorato

Pur senza aver aggredito nessuno, attraverso l’arma del debito, l’Italia è come se avesse perso una guerra, obbligata a pagare salatissime “riparazioni”, ad assecondare  i diktat e gli obblighi della BCE e a subire dure sanzioni economiche per assecondare gli interessi dei mercati finanziari piegandosi alle imposizioni dei trattati europei. Il paradosso è che chi ci punta la pistola alla tempia lo farebbe per il nostro bene spacciandosi addirittura come “amico” e “alleato”.  Siamo diventati di fatto un protettorato amministrato da una classe compradora garante della rapina esterna, che su questa razzia lucra e s’ingrassa, e che pur di “onorare” il rimborso del debito è disposta a dissanguare il popolo.

Verso un nuovo ciclo di lotte

Il movimento di protesta esploso il 9 dicembre ha avuto certo molti limiti, ma ha dimostrato che vasti settori sociali hanno compreso che il nemico non ce l’hanno solo fuori, ma anche dentro casa, che si esce da questa gabbia solo spezzando le sue sbarre, che si esce dal marasma con una grande svolta, politica, economica e sociale. Siamo solo agli inizi di un ciclo di conflitti sociali che la sinistra sovranista deve incontrare affinché sfoci in una rivoluzione democratica che estrometta dal potere i proconsoli telecomandati che governano, una sollevazione generale che sfoci nella liberazione del nostro Paese e che ristabilisca la piena sovranità popolare.

La sovranità

La conquista della piena sovranità nazionale è la condizione imprescindibile per evitare al Paese di precipitare nell’abisso, salvando non solo il benessere ma i diritti di libertà, conquistati al prezzo di duri sacrifici. Non a caso, il capitalismo globalizzato considera le nazioni, così come la democrazia, un intralcio al proprio devastante sviluppo, un ostacolo al pieno dispiegarsi dei meccanismi che arricchiscono una ristretta minoranza ai danni della stragrande maggioranza. È questo un congegno che opera su scala globale, di cui l'attuale iper-liberismo è insieme lo strumento e la cornice ideologica, che trova una sua specifica e criminale applicazione proprio in Europa, maggiormente nel paesi del sud Europa, basti pensare al caso della Grecia.

Contro questo progetto dispotico noi ribadiamo che tutti i popoli e le nazioni hanno il diritto all'autodeterminazione, alla pari dignità e agli stessi diritti nella comunità internazionale. La rivendicazione della sovranità nazionale è infatti una battaglia democratica, l'esatto opposto del nazionalismo aggressivo e sciovinista. I diritti per cui ci battiamo in Italia sono gli stessi che devono essere riconosciuti ad ogni altro popolo. Ma senza la riconquista della sovranità politica, monetaria ed economica, di cui quella monetaria è un aspetto essenziale, nessuna lotta per la democrazia può essere davvero efficace.

Per un modello di tipo socialista adatto al ventunesimo secolo

Noi concepiamo il recupero della sovranità, di concerto con altri popoli fratelli, come primo passo verso lo sganciamento dal sistema oligarchico del “capitalismo-casinò” e come un ponte per realizzare alcune grandi trasformazioni che gettino le fondamenta di un modello sociale nuovo, alternativo a quello vigente. È per noi non solo necessario, ma possibile (a patto che la maggioranza del popolo ne prenda coscienza) passare ad un modello sociale che utilizzi razionalmente le fonti da cui sgorga la ricchezza, la natura e il lavoro, non per il profitto di una esigua minoranza ma per il bene della comunità. Solo in tal modo si potrà assicurare a tutti il diritto ad una vita degna di essere vissuta, evitando all’umanità di passare da una catastrofe all’altra. Siamo insomma per un socialismo libertario, radicalmente diverso da quelli realizzatisi nel secolo scorso, crollati sotto il peso delle loro contraddizioni e delle promesse tradite.

Non si passa al socialismo dall’oggi al domani, ma attraverso fasi successive. Nella fase iniziale, immediatamente seguente allo sganciamento, il mercato, siccome non distribuisce affatto equamente e razionalmente le risorse disponibili, dovrà sottostare a regole pubbliche. Il diritto di proprietà non sarà incondizionato, la comunità dovrà limitarlo ogni volta che arrechi danno ai principi della fratellanza e dell’eguaglianza, della sicurezza sociale, del buon vivere, dei diritti di cittadinanza e all’eco-sistema. Ogni accumulazione che violi questo principio dovrà essere considerata illecita e impedita per legge.

Tra le differenti forme di proprietà, la società avrà il dovere di promuovere quella autogestita e comunitaria, in cui i lavoratori, invece di faticare come schiavi, siano protagonisti della produzione, partecipi delle scelte della loro azienda, primi fruitori dei suoi risultati. Tutti i settori strategici di interesse nazionale, telecomunicazioni, trasporti, energia, istruzione, sanità, previdenza, banche, assicurazioni, dovranno essere di proprietà pubblica, e posti sotto il controllo democratico e partecipato dei cittadini e dei lavoratori per evitare burocratismo, spreco di risorse e corruzione.


Il Cln (Comitato di Liberazione Nazionale)



Ci sono tuttavia altre forze che pur non accettando uno sbocco socialista, condividono l'analisi sulla gravità della situazione, e vogliono ripristinare la sovranità popolare e democratica. Ad esse rivolgiamo un appello all’unità d’azione. Non pensiamo, infatti, che le forze di natura ed ispirazione socialista siano sufficienti al perseguimento di questo fondamentale obiettivo. Un'unità di questo tipo si costruisce necessariamente tra diversi, ed a due precise condizioni: che vi sia il riconoscimento ed il rispetto delle diversità, che vi sia la piena condivisione di una piattaforma unitaria in base alla quale promuovere una conseguente iniziativa politica. 

Invitiamo perciò tutte le forze democratiche e costituzionali ad unirsi in questo momento di grave crisi ed emergenza. Formiamo un Comitato di Liberazione Nazionale. La Costituzione italiana - con i suoi contenuti antifascisti, antirazzisti, ma anche anti-liberisti - sia la cornice dell’unità, la sovranità politica, economica e monetaria i suoi obiettivi.

Il disastro italiano non è solo economico, è anche politico e democratico. La Costituzione, che è già stata stravolta con il passaggio di vent'anni fa alla Seconda Repubblica, rischia oggi di venire completamente affossata con il passaggio ad una Terza Repubblica totalmente oligarchica, tecnocratica ed a-democratica.

Scopo del Cln sarà dunque quello di ritornare ai principi ed ai valori costituzionali, di liberarci dei collaborazionisti al potere, per arrivare ad un governo d’emergenza, per via democratica, che dovrà applicare solo poche ma incisive misure, tra le quali riteniamo fondamentali:

       1) Applicazione dei principi costituzionali, per conquistare una democrazia reale                       (rappresentativa e diretta) che includa anche come aspetto fondamentale la          democrazia economica.
2) Uscita dell'Italia dall’eurozona.
3) Disdetta dei trattati fondanti dell’UE (da Maastricht al Fiscal Compact)
4) Nazionalizzazione della Banca d’Italia e del sistema bancario.
5) Politica economica volta al raggiungimento della piena occupazione.
6) Emissione della nuova valuta sovrana.
7) Controllo sui movimenti di capitale.
8) Piani di “Lavoro Garantito” per il raggiungimento della piena occupazione.
9) Moratoria sul debito pubblico.

Il tutto entro il quadro di una decisa difesa dei redditi e dei diritti dei lavoratori.

Una volta riconquistata la leva della sovranità e messo in sicurezza il Paese, il Cln avrà compiuto il  suo compito, e quindi i cittadini potranno liberamente scegliere il loro futuro, quale tipo di società essi riterranno più giusta. Riconquistata piena sovranità l’Italia potrà e dovrà verificare la possibilità di un’unione con altri popoli fratelli che a loro volta si saranno liberati dalla gabbia dell’Unione europea.


Lo scopo dell'aggregazione dei sovranisti di sinistra

Lo scopo dell'aggregazione che stiamo costruendo risulterà a questo punto più chiaro:
(a) Vogliamo, e consideriamo necessaria ed urgente, l'uscita  dall'Unione Europea.
(b) Crediamo che questo processo di sganciamento dal sistema che ha prodotto l'attuale catastrofe debba trovare il suo sbocco naturale in una prospettiva socialista.
(c) Riteniamo che l'obiettivo dell'uscita dall'euro e dalla UE possa e debba essere perseguito solo attraverso l'unità di tutte le forze sovraniste, democratiche e costituzionali (Cln).

(d) Reputiamo di primaria importanza non solo il confronto ma la più fattiva unità d’azione con quelle forze politiche e sociali le quali, pur non accettando lo sbocco del ritorno alla piena sovranità nazionale, chiedono di “disobbedire” ai Tratti europei».

1 commento:

  1. Walter Hallstein, primo presidente dell'Unione Europea, fu il giurista nazista che definì le leggi per sottomettere le nazioni europee conquistate da Hitler.

    Lo stesso Walter Hallstein fu poi tra i padri fondatori della Unione Europea, ne fu il primo presidente e fu presidente della commissione europea per nove anni, dal 1958 al 1967.

    Walter Hallstein per nove anni, dal 1958 al 1967 fu l’architetto in capo della costruzione dell’Unione Europea, comandando un’armata di migliaia di burocrati al di fuori di ogni controllo democratico.

    L'Unione Europea di Bruxelles non è una democrazia ma una dittatura perché il popolo non può eleggere la Commissione Europea che non può nemmeno essere destituita.

    ebook gratuito a: http://www.relay-of-life.org/it/chapter.html

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